E’ stato disputato a Mexico City il GP del GCT. Esso ha messo in rilievo dei buoni percorsi ma anche la differenza tra cavalli ben preparati e cavalli di eccezionale qualità e facilità naturale. Per individuarne la differenza, che è enorme sul piano della durata dei cavalli, occorre osservare l’equilibrio e la capacità di mantenerlo agevolmente, la rispondenza corretta a tutte le azioni del cavaliere, ma soprattutto lo sviluppo della muscolatura laterale che deve diventare leggera sull’incollatura ma ben piena ed in grado determinare la massima flessione delle anche sul posteriore. L’ottima notizia è che è italiano il cavaliere che ha vinto oltre ad aver presentato il cavallo meglio preparato: quest’ultima è una grande novità perchè il metodo di lavoro dei cavalli è stato, negli ultimi 30 anni, manipolato secondo dei criteri antiquati che sono smentiti dalle scienze motorie. Oltre al cavallo vincitore, Chaccos’ Girl sotto la sella di E. Camilli, voglio segnalare anche il cavallo montato dalla tedesca I. Warghers. Tra i partecipanti vi era anche G. Grimaldi che ha presentato un cavallo ben impostato ma ancora troppo verde per la competizione: infatti, non appena si è riscaldato, ha perso l’equilibrio ed ha commesso alcuni errori. Ricordo che il cavallo pronto, alla minima resistenza della mano si deve distaccare con la bocca, masticando il ferro.